For sure
Episodio 11 - VERSIONE ITALIANA
Versione italiana 🇮🇹:
Ciao,
rieccoci e scusate per il ritardo. L’ultima volta che ci siamo sentiti, Sebastien Lecornu era appena stato nominato primo ministro per la seconda volta, dopo le sue dimissioni. L’ex ministro della Difesa è ancora a Matignon. La Francia non ha una legge di bilancio per ora; è andata in esercizio provvisorio per il secondo anno consecutivo, ma ci siamo quasi, è questione di giorni. Siamo entrati nell’ultimo anno pieno del secondo mandato di Emmanuel Macron all’Eliseo. L’anno prossimo ci sono le elezioni presidenziali. Ma prima, ci sono tante novità e sfide, ne parliamo in questa newsletter.
Menù del mese:
Le budget, encore le budget.
For sure, Macron mattatore a Davos
Le elezioni municipali, una sfida nella sfida
Obbiettivo 2027, come siamo messi ad oggi?
Un paio di info più leggere, la vostra rubrica preferita.
E chi l’avrebbe detto che il meno appariscente dei macronisti avrebbe dato una legge di bilancio al paese. Foto: qui.
Le budget, encore le budget
Sebastien Lecornu è sempre stato un tipo schivo. Ex-membro dei Repubblicani, sindaco a 28 anni di Vernon, nell’Eure, si è unito alla macronie nel 2017, seguendo l’esodo dei repubblicani “centristi”, tra cui l’ex primo ministro, oggi presidente del partito Horizons e candidato dichiarato alle presidenziali del 2027, Édouard Philippe. Da quel momento c’è stata un’ascesa silenziosa ma fondamentale, e l’Eliseo non ha mai rinunciato al suo pupillo nei governi che si sono susseguiti, finché non è arrivato a Matignon. Pronti-via, Lecornu ha capito che per far passare la legge di bilancio serviva un accordo coi socialisti. E quindi ha subito sacrificato l’unica misura strutturale del secondo mandato di Macron, sospendendo fino al 2027 la riforma delle pensioni. Non solo, Lecornu ha promesso di rinunciare all’utilizzo del 49.3 (cioè l’articolo della Costituzione che permette al governo di far passare un testo senza voto parlamentare, mettendo la fiducia) e di rimettersi al verdetto del Parlamento. Il Parlamento non ha trovato una sintesi, soprattutto a causa dell’opposizione dei senatori (il Senato è controllato a larghissima maggioranza dal centro-destra). E quindi con “rimpianto e amarezza”, ha annunciato il 19 gennaio che avrebbe fatto ricorso al 49.3 per far approvare la legge di bilancio. Dopo aver fatto correre la voce di una possibile dissoluzione (un’operazione non particolarmente riuscita diciamo), Lecornu è riuscito a trovare un accordo coi Socialisti per la legge di bilancio. Il contenuto in breve: deficit al 5% (in calo), aumento delle tasse sulle grandi aziende (la Confindustria francese, il MEDEF, non ha gradito), la generalizzazione dei pasti a un euro per tutti gli studenti (misura chiesta dai socialisti) e l’indicizzazione della tassa sul reddito sull’inflazione. Questa legge è stata molto criticata dal blocco centrale e soprattutto dai Repubblicani, l’ex primo ministro Barnier ha annunciato che avrebbe votato contro, ritenendola troppo di sinistra e con troppe tasse. Dal canto loro, i Socialisti rivendicano diverse vittorie, alcuni dicono addirittura che se fossero stati a Matignon avrebbero ottenuto meno che all’opposizione, mentre il resto della sinistra, e la France Insoumise in particolare fustigano l’ennesimo “tradimento” del Partito Socialista che permette la sopravvivenza del governo di minoranza di Lecornu.
In effetti, nella legge che sarà approvata definitivamente a giorni non c’è la tassa Zucman sugli ultraricchi e l’impianto politico non si discosta dalla politica dell’offerta difesa da Macron nel corso della sua presidenza. Cionondimeno, la scissione tra LFI e il Partito Socialista (e secondo alcuni, il resto della sinistra) è molto più ampio della sola legge di bilancio.
Tutti avranno visto una foto o un video di Macron a Davos, virale sui social. Foto: qui.
For sure, Macron mattatore a Davos
Il 2026 non era iniziato benissimo per Macron. I sondaggi sono sempre apocalittici e l’approvazione dell’accordo commerciale con il Mercosur nonostante l’opposizione della Francia al Consiglio dell’Unione Europea aveva riacceso la protesta degli agricoltori e portato LFI a presentare un’ennesima mozione di sfiducia contro il governo Lecornu (non approvata). Poi, la svolta. Una congiuntivite e la scelta di indossare occhiali da sole specchiati hanno cambiato la sua immagine pubblica. Certo, il contesto ha aiutato. Già da qualche mesi Macron cerca di concentrarsi sulla politica estera, “giardino riservato” dell’Eliseo, e le mire espansionistiche di Trump sulla Groenlandia gli hanno permesso di ergersi a paladino dell’europeismo. In un discorso memorabile al World Economic Forum di Davos, Macron ha detto:
E da noi lo Stato di diritto e la prevedibilità continuano a essere le regole del gioco. A mio avviso, questi aspetti sono ampiamente sottovalutati dal mercato. […]L’ Europa a volte è troppo lenta, certo, e ha bisogno di essere riformata, ma è prevedibile, leale e dove si sa che la regola del gioco è chiaramente lo Stato di diritto. […] Siamo convinti che occorra più crescita e più stabilità nel mondo, ma preferiamo il rispetto alla violenza, la scienza al complottismo, lo Stato di diritto alla brutalità.
Queste parole nette e chiare contro Donald Trump, i suoi occhiali e la ripetizione di “for sure” con accento francese l’hanno reso il meme della settimana. Il presidente rimane molto debole in Francia ma si dedicherà alla politica estera per consolidare la sua legacy e per impattare dove ancora gli è permesso dai limiti della Costituzione. Intanto, la politica francese si prepara al 2027. Ma prima, ci sono le elezioni comunali, che hanno un’importanza centrale nella vita politica francese.
Le elezioni municipali
In Francia, contrariamente all’Italia, non c’è l’elezione diretta del sindaco e tutte le elezioni municipali sono accorpate in uno stesso giorno. Le date sono già fissate: il primo turno sarà domenica 15 marzo 2026 e il secondo turno domenica 22 marzo 2026. Questo appuntamento imprescindibile per eleggere i consiglieri comunali, che sceglieranno poi i sindaci, è essenziale dato che i consiglieri comunali rappresentano una buona parte degli elettori per le elezioni senatoriali (elezione indiretta ogni tre anni, ci torneremo). Questo accorpamento degli appuntamenti elettorali potrebbe permettere di analizzare il sentiment della Francia a meno di un anno dalle elezioni presidenziali. Eppure, le municipali sono un mondo a parte. Intanto, in tutti i piccoli comuni le liste civiche rimpiazzano i partiti. Ma soprattutto, le elezioni municipali sono appannaggio dei partiti storicamente più radicati sul territorio . È per questo motivo che La France Insoumise ha pochissimi sindaci, la città più grande che controlla è Faches-Thumesnil, ventimila abitanti alle porte di Lille. Anche il Rassemblement National e i Macronisti fanno molta fatica alle comunali, mentre i Verdi realizzarono un exploit nel 2020 confermando Grenoble e conquistando Lione e Bordeaux.
Facciamo un punto sulle città più importanti, ricordando che la legge elettorale per Parigi, Marsiglia e Lione è cambiata da poco, allineando parzialmente lo scrutinio a quello delle altre città (non più un’elezione per arondissement ma a livello comunale, con un premio di maggioranza del 25%, e non del 50% come negli altri comuni di più di 1000 abitanti.
Il grandissimo lavoro di StreetPress che ha realizzato una cartografia del rischio estrema destra alle municipali. Fonte: qui.
Parigi sarà il centro dell’attenzione. Governata dal 2001 dai Socialisti, il 2026 potrebbe essere foriero di alternanza politica, la ministra della Cultura LR Rachida Dati si candida contro Emmanuel Grégoire, deputato socialista di Parigi e ex-vice dell’attuale sindaca Anne Hidalgo. La ministra, indagata per corruzione, è data testa a testa nei sondaggi con il socialista, sostenuto anche dai Verdi e dai Comunisti. I macronisti hanno presentato un candidato indipendente, Bournazel, che potrebbe sostenere Dati al secondo turno (al secondo turno si qualificano solo i candidati con 10% al primo turno, e ci possono essere delle fusioni di liste per i candidati che hanno ottenuto almeno 5%). LFI, molto forte nell’est parigino, candida la deputata controversa Sophia Chikirou, mentre ha fatto molto scalpore la candidatura di Sarah Knafo, eurodeputata di 33 anni di Reconquête!. Astro nascente dell’estrema destra francese, potrebbe scalzare il presidente del partito, nonché suo compagno, Eric Zemmour, e candidarsi alle presidenziali del 2027. Queste elezioni saranno il suo banco di prova. Va da sé, qualora dovesse superare il 10% (lo stesso ragionamento vale per Chikirou a sinistra), Dati dovrebbe trovare un modo per farla desistere o rischierebbe di perdere le elezioni per colpa della concorrenza a destra.
Passiamo alle altre grandi città, e sbilanciamoci con le previsioni. A Lione è favoritissimo il candidato del centro-destra (alleanza tra macronisti e LR) Aulas, ex-presidente dell’OL Lyon, squadra di calcio della città, che dovrebbe strappare la città al centro-sinistra. A Marsiglia si prospetta un testa a testa tra il sindaco socialista uscente Benoît Payan e il candidato RN Franck Allisio. Il rischio di una grande città governata dall’estrema destra dipenderà dalla candidata del centro-destra, ad oggi terzo incomodo, ma soprattutto dal deputato LFI Delogu, quarto nei sondaggi ma ampiamente sopra la soglia del 10%, e quindi qualificato al secondo turno.
A Bordeaux, il sindaco uscente dei Verdi sostenuto da tutto il centro-sinistra tranne LFI, dovrà difendersi da Thomas Cazenave, deputato macronista a guida di una coalizione di centro-destra che cercherà di riconquistare una città storicamente di centro-destra. A Nizza sarà derby tra la destra (Estrosi) e l’estrema destra (Ciotti), a Grenoble l’unione della sinistra (tranne LFI) è favorita con Laurence Ruffin (sorella di François Ruffin deputato di Debout!, ex LFI). Anche a Tolosa, lo stesso assetto, unione della sinistra senza LFI per cercare di riconquistare una città governata dalla destra. A Montpellier e a Lilla, bastioni socialisti, i Verdi schierano una lista contro i sindaci uscenti ma non con LFI, che presenta come al solito una lista autonoma. Tra le elezioni da monitorare, le municipali di Mentone, dove Louis Sarkozy, figlio dell’ex-presidente, nel frattempo liberato, si candida sostenuto dai Repubblicani, bien sûr, ma anche dai macronisti, contro il Rassemblement National.
In linea più generale, queste municipali segnano un isolamento della France Insoumise rispetto al resto della sinistra. Il partito di Mélenchon sta puntando molto su queste elezioni (con addirittura 20 deputati capolista alle municipali) e lancia la sfida alle città governate dai socialisti, con il rischio di favorire la destra per via della frammentazione. Dal lato opposto dello scacchiere politico, il Rassemblement National potrebbe conquistare diverse città, da Nizza a Marsiglia e sono ben 26 i deputati scesi in campo per facilitare il radicamento territoriale del partito lepenista. Saranno molte le sorprese elettorali, e sarà molto interessante seguire le manovre e le alleanze (a sinistra ma anche a destra) tra i due turni, con la ricomposizione possibile del nuovo fronte popolare ma soprattutto con l’eventuale unione delle destre.
I leader del centrosinistra che annunciano le primarie di ottobre. La foto e le espressioni dicono molto. Foto: qui.
Obbiettivo 2027
Grandi novità a sinistra: habemus primarie. Finalmente, dopo il disastro di 4 candidature distinte nel 2022 (di cui nessuna al secondo turno e una, quella di Mélenchon, oltre il 5%), tutta la sinistra si è messa d’accordo per delle primarie a ottobre 2026. Tutta la sinistra? Non proprio. LFI non parteciperà, il Partito Socialista deve far approvare questa scelta dai propri iscritti, e Raphaël Glucksmann, leader di Place Publique e capolista del PS alle europee, forte del suo 13% nei sondaggi, ha già rifiutato di parteciparvi, bacchettando “la volontà di non scegliere tra i due poli che esistono a sinistra”, cioè la social-democrazia e la sinistra radicale. Questa primaria sembra quindi molto fragile e rischia di non riuscire nel suo intento, quello di arrivare a una candidatura unica a sinistra. Ad oggi, checché ne dicano i sondaggi, Jean Luc Mélenchon non è solo il candidato più forte a sinistra, ma è anche favorito per arrivare al secondo turno. Infatti, mentre il centro, il centro-destra e il centro-sinistra si strappano tra liti intestine e veti reciproci, Mélenchon, così come Le Pen (o Bardella) a destra, è il padre-padrone del suo partito, ha esperienza in campagna elettorale e beneficierà del voto utile a ridosso dell’elezione se sarà il candidato meglio piazzato a sinistra. Le municipali potrebbero però galvanizzare il centro-sinistra e rafforzare le primarie.
Intanto è iniziato il processo di appello contro Marine Le Pen, che chiede la sospensione della pena che le impedirebbe di candidarsi all’Eliseo. Le Pen ha cambiato strategia, ammettendo in parte il reato (appropriazione indebita di fondi europei), dicendo che “se ho fatto qualcosa, non ho avuto la sensazione di commettere un reato”. L’obbiettivo è di evitare la pena di ineleggibilità. La sentenza dovrebbe arrivare quest’estate, con Bardella, che ormai se la cava meglio della sua mentore nei sondaggi, che è pronto a lanciarsi.
Al centro nulla di nuovo, Attal, in difficoltà nei sondaggi, cerca di rilanciare la sua candidatura, mentre Édouard Philippe, ha detto che ritirerà la sua candidatura all’Eliseo qualora non fosse riconfermato come sindaco di Le Havre. A proposito di ex-primi ministri, François Bayrou cerca il terzo mandato consecutivo a Pau.
Diamo una breve occhiata ai sondaggi, cercheremo di farlo in ogni edizione prima delle presidenziali. Secondo i sondaggi, Bardella supera il 33/35%, Glucksmann è dato sugli stessi livelli di Mélenchon (tra il 10 e il 13%), il candidato centrista ottiene un risultato tra il 17% (Philippe) e il 14% (Attal). Al secondo turno, in un sondaggio choc di Odoxa, vincerebbe Bardella in tutti gli scenari. Hollande è al 6,5% quando è testato. Questi dati vanno presi con le pinze, intanto perché molti candidati non sono ancora ufficiali, ma anche per via dell’assenza di campagna elettorale (Mélenchon era al 10% pochi mesi prima di ottenere il 20% e il 22% al primo turno nel 2017 e nel 2022).
Un paio di altre info
Jordan Bardella uomo del popolo? Mica tanto, è stato avvistato in compagnia della principessa Maria Carolina di Borbone, duchessa di Calabria e di Palermo all’uscita della festa per i 200 anni del giornale Le Figaro.
Il deputato di sinistra François Ruffin, candidato alle primarie della sinistra, ha dichiarato che, una volta all’Eliseo, si sarebbe pagato soltanto lo SMIC, il salario minimo francese. Immediata la replica di Louis Sarkozy, che ha detto che i politici dovrebbero essere pagati di più, per attrarre anche i migliori talenti del settore privato.
Durante uno scambio fuori onda, Brigitte Macron ha definito “sales connes” (stupide stronze) alcune attiviste femministe che avevano interrotto uno spettacolo per denunciare la presenza di artisti accusati di violenze sessuali. La frase, pronunciata in tono confidenziale ma finita online, ha scatenato un’ondata di critiche da parte dei movimenti femministi, che l’hanno accusata di disprezzo verso le lotte contro la violenza di genere. Pur dicendosi “dispiaciuta” per l’effetto delle sue parole, la Première dame non ha presentato scuse formali.
Gli occhiali da sole indossati da Emmanuel Macron al Forum di Davos hanno fatto volare in Borsa il titolo dell’azienda italiana iVision Tech, con un rialzo del +65% in tre sedute e un boom di ordini a livello internazionale.
La SNCF ha lanciato una nuova classe “Optimum Plus” sui TGV tra Parigi e Lione, vietata ai minori di 12 anni, scatenando una forte polemica sul concetto di “treni senza bambini”.
La Francia ha approvato all’Assemblea Nazionale una legge che vieta l’accesso ai social media ai minori di 15 anni, diventando il primo Paese europeo a introdurre un limite d’età così severo.
Consiglio (no) della newsletter per il regalo di San Valentino: il nuovo libro di Nicolas Sarkozy, Diario di un prigioniero, dopo ben 3 (!) settimane in carcere.
Questa è la dodicesima newsletter di Oltralpe. Grazie per essere arrivati sin qui, ci sentiamo il mese prossimo, non dimenticatevi di condividere questa newsletter, e di scrivermi il vostro parere, à bientôt!





